La rieducazione di un detenuto: in cosa consiste e come viene applicata

Ott 11, 2022 | News

La rieducazione di un detenuto è la finalità ideologica della pena.
Consiste nel creare, da parte dello Stato e durante l’esecuzione della stessa, i presupposti necessari affinché il condannato possa successivamente reinserirsi nella società in modo dignitoso.

Inoltre, lo Stato ha il compito e il dovere di mettere il detenuto in condizioni, una volta in libertà, di non commettere nuovi reati.

La rieducazione del carcerato è regolata dall’Art. 27 della Costituzione Italiana che dichiara: “la responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

In pratica, questa legge tutela i detenuti ad una condanna più umana rispetto ai secoli precedenti dove tutto questo veniva meno.
Addirittura, in tutti i carceri del mondo veniva applicata la pena di morte, ora abolita in molti paesi del mondo.

In questo articolo ti mostriamo come il lavoro nelle carceri italiane può essere uno strumento trattamentale elettivo per un detenuto.

Il lavoro come strumento trattamentale elettivo per la rieducazione di un detenuto

Anche per il detenuto il lavoro è un diritto più che un dovere ed è essenziale per la sua rieducazione.

É opportuno che al condannato venga assicurato un lavoro, salvo i casi di impossibilità soggettiva. Ciò significa che l’impedimento deve risultare da parte del detenuto e non per causa dell’amministrazione.
L’Amministrazione Penitenziaria ha infatti il compito di far rispettare questo principio.

A seconda della pena, i condannati possono svolgere la loro attività lavorativa all’interno o all’esterno del carcere. Ciò dipende dal regime a cui sono sottoposti.

Nei paragrafi analizziamo:

Il lavoro all’interno delle carceri italiane

Il lavoro all’interno delle carceri italiane può essere di 3 tipologie:

  • Lavoro domestico – comprende tutte quelle mansioni relative alla gestione quotidiana dell’istituto come pulizie, facchinaggio, preparazione e distribuzione dei pasti, piccoli interventi di manutenzione del fabbricato e attività di magazzino.
  • Lavoro industriale – include la produzione di forniture di vestiario e corredo, di arredi e quant’altro destinato al fabbisogno di tutti gli istituti del territorio nazionale.
    Tutto questo avviene all’interno delle officine presenti nelle carceri.
  • Attività agricole – possono essere di varia natura come apicoltori, avicoltori, mungitori, ortolani che lavorano nelle colonie agricole.

I detenuti che lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria percepiscono una remunerazione pari ai 2/3 di quanto stabilito dai contratti collettivi nazionali di lavoro. 

Il lavoro fuori delle carceri italiane

Il lavoro fuori dalle carceri italiane è un’iniziativa di recente adozione e introdotta con la legge L.193.
Questa legge dà la possibilità alle imprese e alle cooperative sociali di avvalersi di manodopera detenuta. Non solo, ne possono usufruire anche le officine e i laboratori presenti all’interno degli istituti per svolgere la loro attività.
Inoltre, la legge offre benefici fiscali ai datori di lavoro che assumono detenuti, anche come lavoratori esterni con rientro notturno in istituto.
In questo caso, le retribuzioni dei lavoratori alle dipendenze di soggetti esterni sono uguali a quelle dei lavoratori liberi.

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